Al km 7,5 lungo la strada che da Torre de’ Busi si inerpica verso il Valico di Valcava c’è una strega. Si chiama pendenza al 18%. Ma leggenda vuole che si tocchi addirittura il 20%, in alcuni tratti.
Le gambe di Fignon l'han portato due volte in cima al podio di Parigi: su questi gradini, invece, nel 1988 cedettero. Fignon aveva vinto la Sanremo, quell'anno: e avrebbe raddoppiato la vittoria nel successivo, in cui conquistò anche il Giro d'Italia. Fignon aveva schiacciato due volte sotto ai piedi i 2000 metri di La Plagne. Ma il Giro di Lombardia che su queste rampe schiacciò a terra lui, Fignon non lo vinse mai. Che rumore fanno due Tour quando mettono il piede a terra? Che impronta lasciano, indelebile, tra le buche e le crepe, e nella memoria?
MdD = Maratona dles Dolomites. Non è un refuso. E' ladino.
Questa è la madre - 9 Colli permettendo - di tutte le Gran Fondo. Le strade sono autenticamente chiuse al traffico, Rai 3 ne trasmette la diretta, tutte le valli coinvolte (Badia, Fassa, Gardena) vivono quel giorno come l'appuntamento più importante della stagione. Gli alberghi si riempiono di polpacci nerboruti, le ski-room diventano depositi per specialissime, le strade si tingono dei loghi - sempre bellissimi - e del tema - quest'anno l'energia - della MdD. Luce per i miei occhi.
Ce ne sono 3 tra cui scegliere (Breve: Sella Ronda, 60 km. per 1800 m. di dsl; Medio: Sella Ronda più Falzarego, 106 km. per 3090 m. dsl; Lungo: Sella Ronda più Passo Giau più Passo Falzarego, 138 km. per 4190 m. di dsl).

Allora, oggi sono andato a vedere sul sito della Colnago e, navigandoci dentro, ho trovato una mia foto sulla linea del traguardo. Con la bocca che andava da un'orecchia all'altra.
È il titolo – indimenticabile – letto su un vecchio numero di CT (per i non adepti: Cicloturismo, rivista per praticanti). Io e Mario lo abbiam fatto nostro. Siamo noi, le Belve. 
Mi alzo sui pedali, Mario ha avuto un salto di catena. Le mani e il telaio Time, bianco candido, si sporcano di gloria. 
Ecco tutto.
Dunque, breve resoconto dell'ultimo allenamento fatto (sabato).
Il ciclista pericoloso ha colpito ancora. E si è dileguato nel tran-tran quotidiano. 
Leggete là in alto, sotto "VersoSella"?
Le briciole sono buonissime. Non trovate? Intendo quello che resta sulla tavola dopo un lauto pranzo. Sì. sì, proprio loro. Le si apprezzano soltanto dopo, a pancia piena, quando il piatto forte è finito.
Il Passo arriva in fretta. Dopo solo 6 km, qualcosa più. Arriva nella sua semplicità: non ha l’orgoglio, la maestosità, l’eccentricità di un Pordoi o l’incanto fatato, fuori dal tempo, di un Sella. E’ discreto, umile. Un piccolo rifugio, con baretto e qualche tavolino fuori.
Quella decisiva: ho detto a Davide che l’avrei aspettato qui per pranzo.
Capita di rado. Anche se ultimamente un po’ più spesso. 
Guardo il cielo, stacco le mani dal manubrio. Non sono misitco, non credo in Dio, ma credo proprio che mio nonno sia là a gustarsi la scena, ridendo e sognando.
Oggi (sabato, per chi legge) sono uscito in bici, una settimana esatta dopo il Sella Ronda. Incastonati come diamanti tra le tacchette Keo delle scarpe, frammenti di terriccio. Ho deciso di non toglierli e di non pulire le scarpe da questa polvere di stelle. Almeno finché non se ne andrà da sola, cascando un po’ qua un po’ là, lungo la mia strada. 
Non fai rumore, non sei impetuoso, eppure ci sei. E lei, la natura, ti ripaga. Sei come un animale che fa parte dell’ecosistema. Un suo figlio. 
Che roba, ragazzi. Ancora non me ne capacito.
In montagna il tempo lo devi prendere per come viene. Perché quando si mette al brutto, fa paura. Di brutto. 
Dunque, che dirivi? Tutto.
Il 3 è un numero che mi è sempre piaciuto. Quando mancano 3 giorni a una cosa cui tengo, mi sembra che tutto cambi: i tempi dell'attesa, la gioia, l'eccitazione. Qualcosa di magico e di kabalistico.
Dunque siamo a meno 3 dall'impresa per cui è nato questo blog a novembre 2007: il giro dei 4 passi del gruppo del Sella. Non mi sembra vero, ma è così. E domenica sarà il giorno del lancio.
Saremo in 2: io e Davide, compagno di ventura per l'occasione. Mario attende il secondo figlio: a proposito, socio, è nato? Domani è il termine, vero?
Oggi quindi ultima rifinitura, chilometraggio più basso, per non appesantire: 60 km neanche e 1.000 di dislivello. Sempre sul Garda. Prima una salita di 13 km, con 800 di dislivello, poi una di 3 con 200 neanche. Gambe toniche. Dopo 13 km di salita, ne avevo ancora ed eravamo - gli ultimi 2 km - al 10%. Sento un cambiamento netto. La muscolatura delle gambe è cambiata. Il fiato pure. L'unica piccola tragedia è l'abbronzatura del ciclista. Ma questo merita un post a parte, cui mi dedicherò dopo il Sella Ronda.
State in gruppo, un po' di tensione la sento, è giusto, ci vuole, dunque, state con me. Domani parto per Corvara in Badia.
Distanza totale percorsa: 60 km ca.
Dislivello: 1.000m.
Km totali salita: 16
Ciao, lo so, lo so ( lo spero): qualcuno smania dalla voglia di sapere cosa ha fatto nel weekend il vostro. Bene, niente. O, meglio, un matrimonio in quel della caliente Fiesole dove ho sudato come nemmeno in occasione dei 3 Navazzi in ripetuta.Giuro.
Mi sono rifatto oggi, sul Garda: 100 km, 2.000 m di dislivello. Mica male, eh?
Salita di 12 km, tra le altre, con tratto finale costantemente al 10% con punte al 14%. In mezzo al bosco. Gargano - Altopiano di Rasone. Più di 800 m di dsl. E poi tralascio le ripetute autistiche e compulsive...
-6. Ci siamo. Ancora una piccola rifinitura. E ci siamo.
Distanza totale percorsa: 100 km
Dislivello: 2.000 m.
Km complessivi di salita: 34
(foto: versosella; salita per Rasone)
Ci siamo. Mancano ancora 10 giorni, per la precisione. Ma ci siamo. Nel senso che sono in partenza. E che nei prossimi dieci giorni avrò meno tempo per aggiornare il blog.
Ho appena fatto una visita medica: pulsazioni - a riposo - al minuto, 58. Significa che lo stato di forma è più che buono. Mi sento pronto all'impresa, manca qualche piccolo ritocco. La cosidetta rifinitura. Farò ancora 2 uscite dedicate prevalentemente alla salita sul Garda, da qui a domenica 6 luglio. Sarò sulle mie salite: ho in mente di fare 13-15 km, il primo tratto, il Navazzo, al 6% di media, il secondo, fino all'altopiano di Rasone (950 m slm) più duro, con punte al 12-14%, seguendo il consiglio di Nicko 67.
Insomma, ormai siamo vicini al momento. Il Sella Ronda. Non so ancora bene come affrontarlo, di testa, più che di gambe, ma sento che la condizione è buona. Mi sento in forma e credo di aver fatto bene in questi mesi.
I prossimi giorni, se risco, darò qualche aggiornamento sulle uscite.
Nel frattempo, godetevi il filmato lassopra (che si riferisce all'edizione dell'anno scorso) e poi ditemi che non vi viene voglia di venire con me il 6 luglio.
Baci e state, sempre, in gruppo.
Ebbene sì. Ho provato la fatidica, famigerata, inumana pendenza del 20%. Ed' è un'esperienza. Credetemi. I punti di riferimento si annullano, la percezione dello spazio (e dello sforzo) cambiano e, in più, entra in gioco un'altra componente che mai avrei pensato di dover considerare in bicicletta: l'equilibrio. Eh già, al 20%, se non ti alzi sui pedali, ti ribalti. E' semplice. Se stai seduto, tendi a tirare con le braccia il manubrio verso di te, e, a pendenze inumane, messneriane oserei dire, la ruota anteriore si alza da terra. E tu, invece, a terra ci finisci sicuro. Elementare legge dei gravi.
Ah, tranquilli: il tratto al 20% (che vedete anche in foto in questo post) era lungo 50 metri neanche. E non era nemmeno parte reale della salita che stavo affrontando. Ma l'occhio del grimpeur è attento ai cartelli che vede. Così, in cima alla vetta, in quel di Zuino, Lago di Garda, sponda bresciana, sulla mia sinistra ho visto una piccola stradina che raggiungeva la vetta evitando l'ultimo tornante. Il cartello diceva chiaro: "pendenza 20%". Così, mi son detto: ora o mai più! 
A metà, ingranato il 34X23, ho capito che, o sollevavo i pedali, con il movimento detto "a ciabatta" (cioè quello che non si limita a spingere il pedale, ma anche a sollevarlo con forza), o sarei fantozzianamente rotolato a valle. Ho optato per la prima: spinto e ciabattato, ciabattato e spinto e, porca boia maledetta, l'erta l'ho conquistata. La soddisfazione è magna. Si entra in uno stato di trance, mentre si sale e dopo.
E' come se l'attrito, le regole basiche della gravità venissero per un attimo sospese. Messe tra parentesi. Sei tu, in una bolla di sapone, che sali per miracolo su strade che in auto faresti in prima, acceleratore a tavoletta o quasi. Non puoi fermarti perché altrimenti cadi, non puoi sederti perché altrimenti cadi, non puoi limitarti a spingere i pedali, perché altrimenti cadi. Cadi sempre, qualunque errore tu compia. Sei tui che allunghi la bicicletta. Ed è una sensazione da provare.
Ragazzi, fatelo. E' come scopare con la salita.
Bene, torniamo a noi. Weekend lungo, sul Garda: base di partenza Gargnano (BS), a pochi chilometri da Salò. So che ho ancora poche occasioni per fare salita prima del fatidico Sella Ronda Bike Day di domenica 6 luglio. Dunque, 2 uscite (una lunga, venerdì: 90 km, 1.700 m. di dsl.; una corta, domenica: 60 km., 800 m. di dsl.). Mica male, no?
la prima uscita è autistica e compulsiva: ripeto 3 volte la salita che porta da Gargnano a Navazzo (7,5 km, pendenza media del 5,5%, massima del 9%: salita quindi pedalabile, ma abbastanza lunga e, se ripetuta, ideale per fare fondo in salita, ciò di cui abbisogno ora), più 2 volte la salita da Bogliaco a Zuino (corta: 2,7 km, pendenza media 8%, massima rilevabile, nel tratto finale, il famoso 20%, che però faccio una volta sola; pazzo sì ma anche con voglia di vivere ancora qualche anno), Più, ovviamente, una ventina di km di riscaldamento lungo la SS. 45 Bis, Gardesana, da Gargnano a Toscolano Maderno e ritorno.
E' venerdì mattina presto ma non prestissimo (sono le 9), non c'è il traffico dei vacanzieri e si va via lisci lungo il Garda. Begli gli scorci, la giornata è finalmente splendida. Non una nuvola. Il caldo però sarà torrido: alle 9:15 ci sono già 29°. Sti cazzi.
La prima salita da Gargnano a Navazzo (che fu anche la prima asperità della GF dei 3 laghi), la affronto, memore di quell'impresa, con il 50. Tutta. Senza mai salire - dietro - oltre 21-23. Non male. Stabilisco il mio personale record di ascesa a Navazzo: 26':38". Vado su bene, supero diversi ciclisti più attempati. L'ultimo tratto, quello con lo strappetto al 9% tuttavia mi costa fatica. Arrivo alla fontanella del paese stanco e fradicio. Ci puccio dentro la testa e bevo. Discesa, presa bassa, buona velocità. Sto acquistando sicurezza anche in questa disciplina nella disciplina. Ovviamente, niente mantellina. Fa un caldo porco. Sono ormai le 10:30 passate. A Gargnano faccio dietrofront e risalgo subito. Questa volta un po' più agile: 34X19 e un po' più piano. Ritmo regolare con buona cadenza di pedalata. Arrivo bene, senza sforzo, in cima. Il tratto al 9%, affrontato senza strafare, va giù meglio. Ho ingranato, le gambe si sono "aperte", il fiato si è "rotto": la salita abbisogna salita. Fontanella, pucciatina, bevutona. Riscendo. Presa bassa, of course. A Gargnano, nuovo - folle - dietrofront: ripeto per la terza volta consecutiva questi 7,5 km di salita. Alleggerisco ancora: 34x21 stavolta. Nel tratto al 9% finale inserisco addirittura il 23 dietro. Sono semi-stremato. Però ce l'ho fatta: ho ripetutto il Navazzo 3 volte. Record.
Dunque, sono le 11:30, credo, ci sono più di 30° e la salita era quasi tutta esposta al sole. Fate voi. Fontanella, pucciatina (stavolta quasi ci entro tutto), bevuta multipla di acqua e sali. E, stavolta, anche caffè (nero bollente, ovvio) al bar del paese. Non ho fame, ma decido di mangiare lo stesso: liquidi e calorie consumate non si contano. Crostatina Mulino Falso (il tarocco del Bianco, direi Fidel Esselunga, ma non ne sono sicuro) e ultima picchiata in discesa. Comincio a prenderci gusto e arrivato a Gargnano mi sfiora l'idea folle di ripetere il Navazzo una quarta, tragica volta. Mi dico di no: è quasi mezzodì e adesso mi aspetta, come da tabella di marcia, lo Zuino. Trattasi di stradina stretta senza sbocco che coduce da Bogliaco, frazioncina di Gargnano, all'omonimo paese: 300 m. di dsl su per giù. Sono nemmeno 3 km, ma presentano diversi tratti impegnativi. Salita dunque opposta al Navazzo: corta, ma a strappi intorno al 10%. la pendenza media, come detto, si aggira intorno al 7%, eccettuando il breve pezzo al 20%, ma sale tragicamente se si fa anche quest'ultimo. La prima volta lo faccio.
Come detto. La seconda, invece, la prendo larga e faccio il tornante che mi porta in vetta - dove finisce la strada, senza sbocco - alla sommità di Zuino, 350 m. slm. Scendo stravolto, in stato vegetativo. Eppure le gambe girano: la follia potrebbe portarmi a fare una sesta salita. Ma il cervello ha il sopravvento. Grazie e Dio.
Domenica, uscita diversa. Corta: sabato ho un po' risentito dell'impresa ossessivo-compulsiva del giorno prima, il caldo fa il resto. Farò dunque una sessantina di km, con molta pianura e meno salite. Un due ore e mezza, a buon ritmo. Da Gragnano mi dirigo verso Salò (16 km) dove volto a destra per Serniga - San Michele. Salita tostarella: 5 km, media al 7%, massima al 14%. Il tratto al 14%, per fortuna, è all'inizio. Vado via bene, ma sono stanco. Arrivo su un po' cotto. Mi fermo, bevo, mi faccio fare da un tedesco in mtb, sgusciato da un sentiero chissà dove, la foto che vedete in cima al post (bella, no? La darò alla mia mamma). Scendo, asfalto dissestato, pieno di buche e di terra per la pioggia caduta a catinelle tutto il mese. Vado piano. Niente presa bassa, i tornanti sono stretti e ravvicinati. a Salò, torno indietro per Gargnano. Arrivato a Bogliaco, 2 km prima di Gargnano, mi sparo un ultimo Zuino. Quasi tutto sui pedali. Vado via bene, a 15/h anche nei tratti al 10%. Il sudore cola sul manubrio, penso a Pantani (del quale sto rimirando per l'ennesima volta le gesta - ogni volta più belle e più epiche, forse ineguagliabili - dai DVD "Tutto Pantani - Una vita in Salita" della Gazzetta, cosiglio vivamente). In cima, bevo e mi precipito giù in spiaggia dai miei bambini. Faccio tuffare Fabio e bacio Mattia. Mia moglie mi compatisce sarcastica.
State in gruppo che - ad oggi - mancano esattamente 13 gg al SRBD...
Numero uscite: 2
Distanza totale percorsa: 150 km ca.
Dislivello totale superato: 2.500 m.
Dove: nell'entroterra del lago di Garda, tra Gargano e Salò (BS).
(Foto: versosella)
Caffè Nero Bollente! Caffè Nero Bollente! Caffè Nero Bollente!
Mandate a memoria queste 3 parole perché da qui in avanti saranno le più importanti che leggerete su questo blog.
Eh sì, sì. Nasce la Caffè Nero Bollente. La squadra che metterà in ginocchio la Liquigas di Ivan Basso. Il manipolo di eroi che rivoluzioneranno il 39X27 e il 50X13 ok, a chiudere.
Davide Cassani e Auro Bulbarelli sono avvisati.
Primo raduno ufficiale: un weekend di settembre. Pensioncina in quel di Mazzo di Valtellina (Sondrio). Il luogo vi dice qualcosa?
Pensateci bene, prendete fiato.
Sì, la prima uscita ufficiale della Caffè Nero Bollente sarà il Mortirolo.
Squilli di trombe, suono di fanfare.
Oggi Mario e il sottoscritto, sotto un sole che Dio lo mandava - il primo, il più bello, il più eletrizzante dell'anno - hanno stilato il calendario- folle, da ricovero, ma bellissimo, scusate - per la stagione 2008-2009 (per ora pubblico solo la prima parte: l'autunno-inverno, perché la primavera-estate richiede un'ulteriore dose di fiato). Quello del dopo-Sella (già, sarà anche da cominciare a pensare come chiamare questo blog dopo il 6 luglio, "VersoSella" non andrà più bene: suggerimenti?).
Le danze si apriranno - come già detto - con la GF Colnago, 7 settembre , Piacenza. Proseguiranno con la GF delle 5 Terre, 21 settembre, Deiva Marina (La Spezia). In mezzo, la follia. Il sogno che ogni scalatore puro sogna tutta una vita.
Noi non lo vogliamo fare a settant'anni.
Noi lo vogliamo fare ora.
Il Mortirolo.
E vogliamo farlo in grande. Raduno auto-organizzato in pensioncina - dicevo - , cena tipica, a base di pizzoccheri e polenta tarragna, vino e dolci locali. Nanna presto. Sveglia all'alba, dopo notte sicuramente insonne. Colazione. Partenza. Riscaldamento, e decollo. Si parte da Milano sabato pomeriggio. Si ritorna esattamente ventiquattr'ore dopo. Le mogli riceveranno, a guisa di perdono, una confezione formato famiglia di Zalett Galbusera, direttamente dallo spaccio omonimo di Morbegno.
Chi vuole partecipare, può farlo telefonando alla segreteria della CNB, attualmente non ancora attiva, ma già autocostituitasi, dal lunedì al venerdì, oppure scrivere una mail al sottoscritto. La CNB comunica, tra l'altro, che la partecipazione alla manifestazione costituisce anche atto immediato e irreversibile di iscrizione alla stessa. Chi fa il Mortirolo diventa un membro ufficiale della Caffé Nero Bollente Corse. Astenersi perditempo e quaqquaraquà.
Intanto, oggi: 50 km, velocità smodata (con tanto di moschino ingoiato di netto dal sottoscritto), Naviglio Grande. Grande forma, grande entusiasmo, grande voglia di spaccare il mondo.
-16 gg al mio Primo Sella Ronda.
State in gruppo (e prendete il caffè).
Distanza totale percorsa: 50 km
Tempo: 01:30' ca.
Dove: ciclabile Naviglio Grande, Milano centro - Abbiategrasso - Milano.
(Nell'immagine: divisa ufficiale CNB, prime prove)
Se c’è un artista che ha parlato per anni della Brianza (senza rendersene conto e probabilmente, averla mai vista), questi è Bruce Springsteen.
Mancano 25 volte ventiquattr'ore. Qualcosa meno, dato che a quest'ora conto di aver già scollinato almeno il Campolongo, al mio primo Sella Ronda. Bene, mi sono messo nella rete a cercare racconti, testimonianze, esperienze di chi ha già fatto il Giro dei 4 passi in bicicletta almeno una volta nella vita. Fra le tante, ne ho trovata una particolarmente interessante, anche se fatta in MTB e non in bdc (e questa, a mio modesto parere, è una grave pecca). Interessante intanto perché i dati non combaciano con quelli in mio possesso: pare cioè che il dislivello complessivo sia di ben 2.000 m. e non 1.800 e i chilometri del giro completo (escludendo quelli di riscaldamento che sicuramente farò prima) sono 65, non 55. Insomma il tutto diventa ben più gustoso. 2.000 m. di dislivello non sono pochi. Non li ho mai fatti. Il mio record attuale, che è quello della GF 3 laghi, è di 1.800 ed era ben distribuito su un totale di quasi 140 km. Qui non c'è invece pianura. Nemmeno per un centinaio di metri. Si sale e si scende di continuo. Solo emozioni forti. Insomma, è roba da duri.
Ma bando alle ciance. Sentiamo cosa dice chi ha l'ha fatto:
Qualunque cicloamatore, almeno una volta nella vita, sogna di fare il mitico "Giro dei Quattro Passi", altrimenti detto "Sella Ronda" in quanto prevede appunto la circumnavigazione dell'intero gruppo del Sella. L'itinerario si svolge su quelle stesse strade (ottime e perfettamente tenute) che vediamo in TV in occasione del Giro d'Italia, e che risultano sovente determinanti ai fini della classifica generale. A dire il vero, nessuno dei quattro passi raggiunge pendenze "impossibili": atlante automobilistico del Touring alla mano, si evince che normalmente si è fra il 7% e il 12%, e solo in un tratto verso il Passo Sella si supera il 12%. A spaventare è piuttosto la continuità dell'impegno richiesto, dato che, nei circa 65 chilometri del giro completo, i tratti di pianura sono pressoché assenti; ma soprattutto annichilisce il dislivello totale, superiore a 2000 metri! Tale cifra, almeno nelle scorse estati, aveva sempre cancellato in me ogni proposito bellicoso... Nel mio curriculum erano già compresi Sella (una volta) e Pordoi (due volte), ma senza il coraggio di "scollinare" dalla parte opposta. In questo magico 2005 sentivo che era arrivato il momento buono per osare: magari con calma, magari mettendoci tutta la giornata o almeno buona parte di essa, però era il caso di tentare l'impresa. E di farlo evitando l'alta stagione, quando, a causa del numero pazzesco di automobili e pullman, si corrono seri rischi di finire travolti! Sono dunque le otto di mattina del 20 luglio quando, a Canazei, tiro fuori la bici dal bagagliaio della macchina e mi preparo per partire. Poco dopo, mi parcheggia accanto la macchina di un 'collega'. E' un signore che ha qualche annetto più di me, dal carattere molto vivace ed estroverso. Subito mi chiede: "Fai i quattro passi?". "Sì, almeno ci provo... E lei?". Mi risponde testualmente: "«Lei» è mia moglie: diamoci del tu!". Mi adeguo volentieri, e scambiamo qualche battuta. Gli dico che farò il giro cominciando dal Sella in modo da affrontare in discesa il tratto fra questo e il Gardena, che presenta - almeno a mia memoria... automobilistica - qualche tratto un po' ripido che sarebbe sgradevole fare in su, per giunta al termine della faticaccia. In realtà, come vedremo, anche il Pordoi dalla parte di Arabba è tutt'altro che uno scherzo! Il mio interlocutore mi dice allora che farà anche lui il giro nello stesso senso. Lo saluto e parto, manifestandogli la mia intenzione di andare piano e, di conseguenza, la certezza che mi avrebbe raggiunto di lì a poco. Il cielo sereno e il freddo pungente (il termometro lungo la strada segna appena 7°!) annunciano che quella di oggi sarà una giornata molto bella, però mi rendo conto che, almeno all'inizio, devo restare ben coperto. La strada, fuori Canazei, subito sale con decisione. Le energie in corpo, oltre al desiderio di riscaldarmi, facilmente mi porterebbero a strafare, ma capisco che è bene star calmo e ponderare la globalità del tracciato, scegliendo un passo giusto e costante da mantenere anche in seguito. Fatti alcuni tornanti non sento già più il freddo, per cui provvedo a togliermi la giacca della tuta. E dopo non molto, scorgo alle mie spalle il 'collega', anche lui in mountain bike. Come prevedevo mi ha raggiunto, ma, ecco la sorpresa, solo per proseguire il giro insieme con me! Saliamo dunque in compagnia i tornanti del Sella. Ho l'impressione che il mio compagno potrebbe staccarmi in qualunque momento, ma preferisce mantenersi a ruota, dicendosi addirittura fortunato di aver trovato un partner con un ritmo regolare come il mio. (CONTINUA QUI)
(Fonte: Il sito di Francesco Fabbri)
Con Mario si vuol mettere su una squadra. Già, già. Avete capito bene.
Ragazzi, ci siamo. Quasi. Un anno di attesa, di preparazione, di avventure, di sventure, di cambiamenti, di divertimenti, di scoperte, di piccole follie, di biciclette cambiate, di allenamenti, di Brianza, di Naviglio, di Ghisalli, di amicizie, di notizie, di visioni, di passioni. Ora tocca metterle in pratica.
Ella vive sul chi vive. Più facile sarebbe sopportare o sospettare un’amante.